[Biancardi ritira le dimissioni]: la giunta non cambia, ma il peso politico degli assessori sì.

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Scriveva Orazio: “Parturient montes, nascetur ridiculus mus”. Locuzione, che tradotta letteralmente sta ad indicare che i monti avranno le doglie del parto ma nascerà un ridicolo topolino.

Così è stato anche per la giunta 2.0 dell’amministrazione Biancardi bis: dopo 20 giorni di travaglio si è giunti al parto di un piccolo topolino.

Esaminando la nuova/vecchia composizione della giunta, possiamo notare, in primo luogo, che è emersa da ambo le parti la paura di rischiare di prendere decisioni drastiche. Ebbene, non si può di certo negare che le voci su una possibile uscita dalla maggioranza di De Lucia e fedeli fossero vere. Biancardi ha temuto di non farcela con i numeri in Consiglio Comunale, ma anche De Lucia ha temuto di non avere i numeri per poter sfiduciare il primo cittadino. A questo punto è stato scontato (ri)allearsi col nemico che non si è stato in grado di sconfiggere (e questo vale per entrambi).

E così, dopo venti giorni di guerra, si è arrivati all’armistizio del 2 marzo 2017. Condizioni di pace?

Eccole:

Manutenzione del patrimonio comunale: Enzo De Lucia
Ambiente: Luciano Parisi
Politiche sociali e bilancio: Lucianna Napolitano Bruscino
Beni culturali e decoro urbano: Cinzia Trinchese
Commercio: Michele Cutolo
Sport e pari opportunità: Carmela De Stefano
Polizia locale e trasporti: Antonio Manzi

Il sindaco manterrà l’interim per le seguenti deleghe: progettazione e riqualificazione urbana e patrimonio, urbanistica, pubblica istruzione, personale. Il ruolo di vice sindaco sarà affidato ad Antonio Manzi fino al 31 maggio, poi passerà a Cinzia Trinchese.

Basta leggere i nomi e le relative deleghe per rendersi conto che in sostanza è cambiato sia tutto che niente. In effetti, si può notare che De Lucia ne esce parzialmente ridimensionato. Pur avendo subito l’amputazione di parte della delega ai Lavori Pubblici e all’Edilizia Scolastica, De Lucia continua ad avere peso politico sia in giunta che in consiglio comunale, potendo influenzare comunque l’azione di governo. Non vi è dubbio, però, che da oggi e politicamente parlando, De Lucia sia meno forte. Invero, se da questa situazione ne è uscito “con meno deleghe” vuol dire che non aveva i numeri per sfiduciare Biancardi. Così come Cutolo che non ha ottenuto niente di più di quanto avesse, anche Rino Barone non è entrato in giunta. Si può dire che oltre ogni aspettativa, e fatta fuori dalla giunta da ogni quotidiano locale, la De Stefano è rimasta al suo posto. Forse una delle poche ad aver vinto.

A Cinzia Trinchese, invece, spetta la delega ai Beni Culturali ed al Decoro Urbano con la nuova promessa di diventare vicesindaco a partire dal primo giugno 2017. Nel frattempo e fino al 31 maggio 2017, Antonio Manzi sarà il vicesindaco. Di sicuro la Trinchese esce vincitrice anche perché la delega ai Beni Culturali, con il depotenziamento dei Lavori Pubblici, la pone in posizione di vantaggio, senza considerare la fascia di vicesindaco. Non va dimenticato che l’assessore Trinchese era stata la più votata con quasi 2000 preferenze. Possiamo dire che Cinzia Trinchese ha vinto il braccio di ferro con De Lucia.

La scelta di designare vicesindaco provvisoriamente Manzi  ha spiazzato in tanti, perché se da un lato la fascia di vicesindaco è stata per lungo tempo contesa dai consiglieri che hanno raccolto maggiore consenso elettorale, oggi passa nelle mani di Manzi che nel 2014 ha ottenuto meno di 300 voti. Sinceramente, chi scrive nutre più di una perplessità su tale scelta giacché ad oggi non ricorda nessun intervento incisivo dell’assessorato di Manzi (Polizia locale e trasporti). Un contentino o un incoraggiamento?

Sembrerebbe che da questa vicenda ne esca rinforzato solo Geremia Biancardi che manterrà le deleghe alla Progettazione (un giorno si parlerà dello scisma dei Lavori Pubblici del 2.3.2017), alla riqualificazione urbana, patrimonio, urbanistica, pubblica istruzione ed al personale.

Di questa scelta se n’è parlato molto. C’è chi è del parere che in tal modo il Consiglio Comunale avrà più autonomia e chi ritiene che queste deleghe saranno in realtà gestite occultamente o a turno da chi sarà scelto dal primo cittadino.

Noi invece siamo del parere che anche questa volta si è persa l’occasione di siglare “un nuovo patto per Nola” giacché il discorso (leggasi anche “battaglia”) si è concretizzato solo sulle poltrone da assegnare e su come contrastare De Lucia e Trinchese. Crediamo, altresì, che il mancato rimpasto si ripercuoterà a breve con una nuova paralisi dell’azione amministrativa in quanto il “Trattato di pace” non è stato accolto favorevolmente da tutti i consiglieri ed i malumori sono evidenti.

Oltretutto, riteniamo che si potevano di certo evitare le dimissioni farsa per arrivare a questa vecchia/nuova squadra di governo. Vogliamo anche sperare che in questi giorni di pausa di riflessione si sia parlato davvero della città, di programmazione e di problematiche. Se non fosse così, avremmo perso una buona occasione per ritornare al voto.

Una buona occasione è stata persa anche dall’on. Paolo Russo, il quale ha avuto sicuramente un ruolo determinante nella composizione della giunta 2.0. In un momento di declino politico del parlamentare e con Forza Italia prossima al funerale politico, ci saremmo aspettati da lui un atto di coraggio nei confronti della città. Evidentemente la paura di perdere l’ultimo baluardo politico, Nola, ha vinto anche su di lui.

In ogni caso, la “Guerra fredda” è sempre alle porte.

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