[Nola] L’ultimatum di Biancardi: un patto per la città o tutti a casa.

A Nola non si parla d’altro: il sindaco Biancardi si è dimesso.

La città è divisa. C’è chi festeggia, chi è dispiaciuto, chi già sta formando una lista civica e chi, invece, pensa che le dimissioni saranno ritirare e tutto tornerà alla normalità.

Ma cosa si cela dietro queste dimissioni? Il sindaco, forse per la prima volta, ha voluto dare lui stesso un ultimatum a suoi, concedendogli 20 giorni di tempo per trovare un accordo, un nuovo patto per Nola.

Certo che il termine patto suona un po’ strano perché la crisi politica di questa amministrazione comunale nasce proprio per il mancato rispetto dei patti di inizio consiliatura, quando oggetto della contesa furono l’Assessorato ai Lavori Pubblici e la fascia di vicesindaco. Il patto originario prevedeva che inizialmente fosse De Lucia a detenere entrambe le deleghe per poi cederle a Cinzia Trinchese dopo due anni e mezzo. Questo patto, però, sembrerebbe essere stato disatteso dall’assessore De Lucia e da lì sono cominciate le lotte interne che hanno paralizzato l’azione amministriva, inducendo, il primo cittadino alle dimissioni.

Da questa situazione ne esce fortemente ridimensionato anche l’onorevole Paolo Russo, il quale non ha saputo risanare le divergenze interne al suo partito. Eppure con Forza Italia ormai allo sbando e con la sola Nola rimasta feudo del parlamentare, ci saremmo aspettati da lui un intervento più incisivo. Ci sembra che la pozione dell’onorevole sia stata neutrale e non interventista ma ciò non ha fatto che peggiorare le cose. Allo stesso tempo sono fortemente responsabili quei consiglieri comunali che non hanno mai assunto una chiara posizione. Si può decidere di sostenere o meno una maggioranza, è una scelta legittima. Quello che non è legittimo è non prendere una decisione e lasciare un’amministrazione comunale tra color che sono sospesi: pensate per una volta al bene della città e non ai vostri comodi.

Ricapitolando, dimissioni che sanno di “aut aut”, perché ora c’è poco da fare: o si trova un accordo o si va tutti a casa.

Indipendentemente dagli accordi politici, non possiamo chiudere un occhio sullo stato di abbandono in cui versa la città. Nola oggi è una città sporca, con strade impraticabili e lavori pubblici interrotti. Se l’amministrazione comunale avesse profuso le stesse energie impiegate per la risoluzione della questione della quota rosa, oggi Nola sarebbe una città quasi perfetta.

Ma adesso cosa succederà? Molti pensano che a breve si andrà a votare ma ciò è vero solo in parte.

Dalla comunicazione delle dimissioni al Consiglio Comunale decorrono 20 giorni di tempo per poterle ritirare, in caso contrario sì, si andrà a votare.

Ci sono quindi 20 giorni di tempo affinché si trovi una soluzione per Nola ma non un patto, perché sappiamo bene che, soprattutto in politica, i patti non vengono sempre rispettati.

Nola chiede una soluzione, non compromessi.

Se l’intenzione è quella di impegnarsi, sul serio, a risolvere i problemi di questa città e non cercare la quadra per garantire deleghe e poltrone, ben venga.

Nel 2014 avete siglato un patto con Nola, onoratelo o fatevi da parte.

clessidra

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