Fondazione Festa dei Gigli: una storia di inadeguatezza

La chiusura della Festa dei Gigli 2015 non può che portarci ad alcune riflessioni sull’operato della Fondazione Festa dei Gigli, che dallo scorso ottobre (ricordate la sospensione delle paranze San Massimo e Volontari a sua volta sospesa?) ha sicuramente steccato ogni volta che ha provato a gestire un determinato aspetto della Festa. Dalla sospensione della sospensione, la Fondazione è stata legittimamente oggetto di critiche feroci e da quel momento ha optato per una strategia comunicativa: il silenzio.

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La Fondazione ha così deciso di barricarsi dietro ad un addetto stampa pagato con soldi pubblici per tacere! (quando poi il nostro ufficio stampa avrebbe potuto adempiere a tali compiti con un risparmio per noi di soldi pubblici). Si pensi ad esempio al lunedì, martedì, mercoledì post Ballata che vengono organizzati dalla Fondazione, tre eventi alquanto miseri che non sono stati pubblicizzati per sottrarsi alle critiche.

Questa è la nuova strategia della Fondazione: non parlare per non essere attaccati, dimenticando di gestire denaro pubblico e di avere il dovere di parlare così come i cittadini hanno il diritto di ottenere spiegazioni. Il dovere di parlare è stato disatteso fin dalle dimissioni dal CDA da parte di Santaniello e la sua sostituzione con Barbalucca: uno scarno comunicato stampa privo di spiegazioni, ancora oggi tutti si chiedono: come mai Santaniello si è dimesso? Magari avremo modo di intervistarlo.

In contrapposizione alla strategia comunicativa del silenzio, per quanto riguarda altre scelte la Fondazione ha deciso di operare  alla “Ponzio Pilato”, mi riferisco al concorso fotografico per scegliere la fotografia per la locandina pubblicitaria della Festa. L’idea di far scegliere alla gente la fotografia più bella, nonostante palesi la paura di saper prendere decisioni, può essere accettabile a patto, però, che il concorso premi la fotografia più votata. Non ha avuto senso scegliere fra le prime dieci più votate, se la gente ha deciso che una fotografia merita più delle altri questo giudizio deve essere accolto. La fotografia scelta non dalla gente ma dalla Fondazione non è rappresentativa, induce l‘osservatore a pensare che la Festa dei Gigli di Nola si tratti solo di una processione religiosa come le altre, senza dimenticare che a parere dello stesso autore dello scatto nel suo paese di residenza, Asti, il busto di San Paolino è stato confuso con il busto di San Riccardo!

Lasciando da parte queste considerazioni, altri quesiti irrisolti meritano di essere approfonditi.

In primo luogo ci chiediamo: che fine hanno fatto le commissioni?

Lo statuto prevede delle commissioni di lavoro ma solo una è stata introdotta, la commissione giuridica che diventa anche la commissione disciplina quando è presieduta dal presidente della Fondazione. Delle proposte elaborate dalla commissione Legalità ad oggi nulla sembra essere stato accolto dal cda. Quali sono queste proposte? Perché non ancora sono state adottate: semplice dissenso o negligenza da parte del cda? Che senso ha avere delle commissioni meramente consultive? I componenti non sono riusciti ad ottenere nemmeno la modifica dell’articolo che prevede l’orario di chiusura della Festa dei Gigli, tanto che Soprano&co hanno dovuto inventarsi la genialata del protocollo con i capi paranza. Premesso che il protocollo non ha alcuna valenza giuridica non essendo previsto nè dallo statuto che dal regolamento, perché non è stato sottoscritto dai maestri di Festa che secondo il regolamento sono i responsabili dei propri gigli e non dai capi-paranza? Il protocollo è stato ideato per cercare di giustificare un potenziale ritardo di quattro ore e mezza rispetto alla previsione regolamentare, intento è mal riuscito perché anche l’inutile protocollo è stato disatteso e pure questa scusa si sono giocati. Ma conoscendo la loro fantasia, cresce in modo esponenziale la curiosità di sapere come sarà giustificato il ritardo.

Ma tornando alle commissioni, come mai non sono state ancora formate? Atteniamoci allora ad un dato di fatto, oggi la fondazione è Soprano. Evidentemente le commissioni non sono state ancora formate perché i politici vicini alla fondazione non sono ancora d’accordo sui nomi. Se da un lato le commissioni non sono state formate, dall’altro si deve notare come la figura del direttore artistico sia del tutto inesistente. Dopo la parentesi De Simone, che verrà ricordata solamente per le polemiche e per i 20mila euro di compenso buttati al vento, qual è stato il ruolo di Apolito nell’organizzazione dell’evento 2015? Perché il direttore artistico vive il suo mandato nell’ombra? Quali sono i suoi propositi? Al momento i miglioramenti sono intangibili, sicuri che questa figura sia necessaria?

A proposito di Fondazione e politica, quest’anno c’è stata una fuga di notizie sull’assegnazione dei Gigli. Una fuga incontrollata di notizie confermate poi dalle assegnazioni. Come è possibile che certe notizie vengano fuori? Bocca aperta di chi dovrebbe tacere o intrusione politica? Questi tre anni di Fondazione hanno fatto rimpiangere il disastroso Ente Festa. Un rimpianto che viene avvalorato dall’incapacità gestionale (bilancio in rosso di 50mila euro), una mancanza di autorevolezza dei componenti del CDA e privi di poteri autoritari (in realtà ci sarebbero ma utilizzarli comporterebbe andare all’Inferno), incapace persino di far rimuovere dei semplici striscioni pubblicitari presenti sulla Barca e sul Beccaio! La Fondazione non ha migliorato la Festa, ma si è spesso salvata trovando nell’Assessorato ai Beni Culturali la propria stampella.

 

Una nota conclusiva merita poi la grandissima idea di prevedere tribune a pagamento! In questa scelta si può notare tutta la logica operativa della Fondazione: non è mai stato detto se in realtà le tribune a pagamento fossero una o due (logica del silenzio), ma il basso numero di biglietti venduti (si pensi che la prima tribuna non era piena) ha portato all’apertura della seconda tribuna senza dover pagare nulla. Il rischio di avere una tribuna completamente vuota sarebbe stato altissimo, meglio evitare (logica del “si salvi chi può).

A parte l’anno del riconoscimento Unesco, la Fondazione ha fallito su tutti i fronti dimostrando ancora una volta l’ineguatezza, l’inesperienza e la mancata conoscenza delle dinamiche della Festa. Ma siamo sicuri che qualcuno di loro abbia mai provato la sensazione di avere una varra sulla spalla? I dubbi sono tanti, il garantismo cede ai fallimenti: le scuse sono finite.

 

 

Gennaro Di Domenico

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