[Festa dei Gigli] Quella sospensione che sa di presa per il culo

fondazione stopCi scusiamo con i lettori per il linguaggio crudo che abbiamo utilizzato nel titolo e che molto probabilmente utilizzeremo mentre scriviamo questo articolo. Pensiamo e ripensiamo a tante locuzioni che meglio possano esprimere lo stato d’animo di un cittadino che ama la propria Festa.

Pensiamo, ripensiamo e conveniamo che forse abbiamo usato il termine giusto, perché altro non è che una grossa presa per il culo. Una presa per il culo nei confronti di una cittadinanza che crede che qualcosa possa cambiare, una presa per il culo nei confronti di chi ha navigato contro corrente cercando sempre di difendere la Fondazione nonostante collezionasse solamente figuracce, una presa per il culo, infine, nei confronti di uno statuto, di un regolamento ma soprattutto una presa per il culo nei confronti della paranza FT alla quale non è stato riservato lo stesso trattamento.
Comminare una sospensione per poi sospenderla è sinonimo di impotenza da parte di una Fondazione che non è  mai stata autorevole ma soprattutto priva di autorità. Incapace di battere un pugno su un tavolo e dire: “qui si fa così”. Invece no, ancora una volta una scusa, una scappatoia. Ci voleva una commissione disciplina per inventare questa grossa cazzata?
Ricordo quando frequentevo il liceo e spesso sentivo parlare di “sospensione con obbligo di frequenza”, la Fondazione oggi ha fatto sì che potessi riavere un flashback e ritornare tra i banchi di scuola.
La sospensione, ops, Fondazione, oggi ha adottato un provvedimento assurdo, motivandolo con argomentazioni assurde e fantascientifiche.

Nel 2010 la Paranza S. Massimo e la Paranza Volontari furono sospese e successivamente la sanzione fu commutata in opere utili per la città, con l’espresso avviso che se si fosse verificato un episodio simile le due paranze sarebbero state sospese. Sarebbe stato meglio commutare anche questa volta la sanzione in un’opera di pubblica utilità, magari facendo acquistare dei cestini per la raccolta dei rifiuti, considerato che il centro storico ne è praticamente sprovvisto. Si sarebbe almeno evitata la peggiore delle figuracce.
Sia chiaro, in questa sede non vogliiamo sindacare sulla natura del provvedimento di sospensione. Non abbiamo seguito l’istruttoria per dire se è giusto o sbagliato sanzionare le paranze. Ma siamo qui per ribadire che la “sospensione della sanzione” sia una grossa cazzata.
Uno scivolone preso da una Fondazione ormai priva di consistenza e chiaramente in difficoltà. Nessuno ha mai detto che il compito che gli spettasse fosse semplice, anzi, chi scrive ha sempre sostenuto che la Fondazione andasse tutelata e aiutata. Ma è la Fondazione che non si è aiutata, non si è aperta alla cittadinanza come nei vari incontri il presidente ha sempre dichiarato.

La fondazione non ha battuto i pugni sul tavolo quando per via di uno statuto mutilato dagli emendamenti non poteva operare, oppure quando mancavano le nomine degli altri due membri del cda, oppure quando le commissioni non potevano lavorare, ma prima di lavorare andavano costituite (magari non violando lo statuto). La fondazione ad oggi non è altro che un semaforo guasto con luce gialla lampeggiante: lascia passare tutti, poi se ci sono incidenti la soluzione si trova -amichevolmente- sia chiaro.
Ma forse la soluzione sarebbe stata semplice, lanciare un segnale forte alla cittadinanza: se qui non ci fate lavorare, noi ce ne torniamo a casa. E’ questo che avremmo apprezzato, invece dei soliti compromessi e dei soliti provvedimenti “taralluccio e vino”.
De Simone ha avuto la dignità di andare via, evitando di naufragare insieme ad una nave che ormai giace negli abissi. Gli stessi abissi profondi che inghiottiscono la Festa dei Gigli, perché che vi piaccia o no, oggi si è creato un precedente pericolosissimo: qualunque paranza che fino a questo momento non ha violato il regolamento potrà farlo perché legittimamente potrà invocare un trattamento analogo a quello riservato alle due paranze sospese.

La Fondazione oggi ha messo a tacere ogni dubbio: non esiste.

La sopensione, ops, ci siamo cascati di nuovo, la Fondazione, mai avrebbe dovuto adottare questo provvedimento, avrebbe semplicemente dovuto dimettersi in blocco.
Catone ha avuto il coraggio di impugnare una spada contro sè stesso pur di non cadere in mano ai nemici. Perché «Virtù, non sei che una parola». Appunto, una parola.
E restando in tema, Seneca prima di suicidarsi pronunciò: <<Frangar, non flectar!>> Mi spezzerò, ma non mi piegherò.
Mi spezzerò, ma non mi piegherò; appunto.
Ma ora è giusto che il sindaco faccia le giuste valutazioni, che l’opposizione si batta affinché venga chiarita e approfondita questa decisione.

In tutti i casi, è tempo di guardare avanti: la Fondazione altro non è stata che un sogno di una notte di mezza estate.

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